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Çezarin Toma (1982) è nato a Scutari (Albania). Si è laureato in Lettere moderne a Firenze con la tesi “Il Dolore di Giuseppe Ungaretti”. È specializzato in Filologia Moderna con una tesi di ricerche letteraria tra Albania e l’Italia “La Fortuna Degli Scrittori Italiani Moderni in Albania” a Firenze.
Ha pubblicato “I Misteri della Vita”, poesie in lingua albanese. E' vincitore del "Premio Iris", Firenze (poesia inedita, Ricordo assurdo), premio di giuria prima edizione, a Firenze 2005. 

cezarin cezarin1 xx Cezarin Toma è un ricercatore letterario e cerca di promuovere la cultura e la lingua albanese in Italia.  
Ha collaborato con diverse riviste letterarie albanesi e italiane.
È uno dei fondatori dell’associazione ASUF e del giornale "Ora" della stessa associazione.

(Poesie dal “Premio Iris” 2005)


 


Per me non piangere
perché mi feriranno  le tue lacrime,
conserva le mie parole nelle vecchie pergamene,
e tu vivi la vita nell’amata Firenze.

E tu o corpo silenzioso
riposerai insieme con i tuoi fratelli
sopra le argille della terra.
Freddo e caldo più non avrai
ma ascolterai soltanto il canto del pianto
come un inno del ricordo in segno d’amore.
La morte sarà tua sorella
e consolazione, avrai dalla natura
le melodie delle sue stagioni.

Ancora abbiamo un muro fratelli,
che si deve distruggere fino alle fondamenta
per vedere l’orizzonte desiderato.
Ma come posso calmare le tue acque,
o mia cara terra?
Vivere non basta!

Ricordo assurdo, miserabili noi!
Scherziamo con la fortuna della nostra storia
e con le pietre lapidiamo la pietà.
Le macerie ci sono cadute sopra la fronte
che miseria, nessuno piange.
Siamo liberi per essere prigionieri,
io qui a Firenze e voi di là in Albania.


Con una preghiera ricordami
nel giorno in cui morirò.
Accendi soltanto per me la candela
che oggi ti ho regalato in segno di gioia
e l’anima mia riposerà in pace
con la fiamma dell’amore.

xxxxxxxxxx

(Poesia dal “Premio Firenze", 2006)

Eccomi! A mani vuote, indifeso,
la primavera ha ferito la mia gioventù.
La Venere se ne è andata dalla conchiglia della sua creazione
e ha crocifisso la mia anima con il frutto dell’Eden.
La notte è diventato un canto funebre aspettando la mia morte
e il mio cuore si è spezzato nell’abisso dell’amore.
La vita non ha pietà dei miei sentimenti
e nella mia pace ha dichiarato una guerra feroce
che mi ha strappato per sempre tutto ciò che avevo.
Gridare è solo un piacere dell’invidia
ma tacere è un dolore che ti uccide ancora di più.
Salvarsi! Aggrappandosi alla speranza?
Oh! È come tuffarsi nell’infanzia
dove la memoria e l’innocenza non ha paura di vivere.
O madre! Quanto era doloroso il parto
quando mi hai portato nella vita?
Con quale formula hai battezzato il mio nome?
Fin quando devo sopportare la maledizione delle streghe
e trovare rifugio nei sentieri della misericordia?

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Aleksander Gashi
pianista, compositore
cittadino italiano per meriti artistici

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